Centro per lo studio del paesaggio e del giardino - Fondazione Alessandro Tagliolini

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Alessandro Tagliolini

 

Alessandro TaglioliniVogliamo presentare Alessandro Tagliolini con le parole della moglie Veronica, parole che ci sono sembrate particolarmente significative perchè descrivono con immutato sentimento la vita artistica e quella sentimentale di un grande artista internazionale purtroppo scomparso. 

Il testo è stato ripreso dal catalogo della mostra di Pietrasanta del 2004.

L’incontro di San Quirico e della Val d’Orcia con Tagliolini ha anticipato di trent’anni l’iscrizione della valle nel patrimonio mondiale UNESCO ed ha lasciato un segno profondo che ancora oggi da i suoi frutti e si concretizza con la nascita della Fondazione a lui intitolata.

 

 
Il mio incontro con Alessandro avvenne in modo molto singolare. Passeggiavo nella “zona Rosa” di Città del Messico, tra boutique eleganti e gallerie d’arte, quando, davanti a un bar-libreria, incrocio occasionalmente un caro amico e mentre parliamo la mia attenzione viene distratta dall’oscillare pauroso di una scultura, rappresentante quattro personaggi, sospesa per aria da una gru tra i cristalli delle vetrine. Lui si gira, vede Alessandro e mi dice “è un mio amico”. Mi presenta ed io, guardandolo gli chiedo: “lei è italiano?” ed Alessandro mi risponde: “sì, sposato e divorziato”. Era il 4 febbraio del 1960. Dopo 11 giorni ci siamo sposati, e l’ho seguito in Italia, a Roma. Lui in Messico faceva lo scultore, viveva in casa del già celebre pittore Francisco Corzas e di sua moglie italiana, Bianca Dall’Oca. A Roma conobbi una Trastevere ancora intatta, abitata da gente semplice, trattorie dove si poteva mangiare con poche lire, sorseggiando un ottimo vino di Frascati color ambra, servito fresco nella solita “mezza - foietta”.
Aveva due cari amici carrozzieri Lamberto e Mario che lavoravano in una officina sotto lo studio di via Santa Maria in Cappella 12. Un luogo magico, con un forno del XIII secolo dove Sandro cuoceva le sculture in terracotta e dove, mi spiegava, si potevano realizzare opere grandi come quelle etrusche. La grande maternità è di quel periodo. Si faceva il fuoco per tre giorni, curandolo sempre. Per un periodo lì ha allestito anche una fonderia ed ha fuso le statue personaggi veicoli 1-2 in alluminio e bronzo. A pianterreno c’era la bottega di un vasaio napoletano che vendeva la creta per gli artisti.
Il suo studio in fondo al cortile era un grande vano e nel fondo, un dislivello portava ad uno spazio più piccolo. Sulla parete c’era un tavolone in legno alto più di due metri, dove su uno scalino di legno Sandro disegnava con pennello e colore nero sciolto nella vernice a nitro. Sulla destra un lavandino e un fornellino a gas per offrire agli amici tè o caffè.Dafne (Acciaio inox - 1991)
Lavorava spesso fino a tardi. Nel frattempo sono nate le nostre figlie e lui ha cambiato diverse volte studio, sempre a Trastevere. Negli anni ‘70 ne prese uno a metà di via dei Riari dove io aprii il mio primo laboratorio di restauro. Ci venivano a trovare spesso gli amici artisti, il pittore Quattrucci, lo scultore Ciniglia. Alessandro insegnava figura modellata al liceo artistico di via Ripetta. In quegli anni conobbe il filosofo Rosario Assunto con il quale instaurò una grande amicizia e iniziò anche il suo interesse verso il mondo del giardino e del paesaggio che lo portò a presentare nel 1973 la prima mostra sui giardini storici a San Quirico d’Orcia (dopo quella del 1931) e alla fondazione, con Rosario Assunto, dell’Archivio Italiano dell’Arte dei Giardini.
L’interesse per il giardino iniziò durante il suo lungo viaggio intorno al mondo durato tre anni, quando scoprì il fascino dei giardini giapponesi, di pietra e sabbia, la loro sintesi e magia.
A ventiquattro anni si trovava a Caracas eseguendo pannelli in gesso e sabbia come decorazione per delle sale di alberghi, cinema e sale di conferenze. Il guadagno lo investì in biglietti d’aereo, che, spillati insieme, raggiungevano i tre metri e mezzo. Gli amici gli dissero che con quei soldi avrebbe potuto impiantare in Italia un’industria ma lui preferì conoscere il mondo e lo fece con un percorso in due direzioni: a zig-zag e verso Oriente, con una piccola borsa a mano, la rolleiflex e un impermeabile.
Nell’ambiente del giardino Alessandro si è affermato portando avanti ricerche, scrivendo libri, saggi e svolgendo un’attività di architetto del paesaggio, anche se ha sempre sostenuto di non sentirsi architetto bensì scultore paesaggista. Gli spazi creati nel verde erano per lui la struttura che ospitava le sculture e le fontane dove i viali, le piante, le fioriture, i gazebo, le vasche con le ninfee si armonizzavano tra loro in una sapiente scenografia. Un’attività frenetica che ha accompagnato tutta la sua vita, basta pensare che ideò più di 100 progetti di giardini, sia per privati che per enti pubblici, nati nel suo ultimo laboratorio di Capezzano, acquistato insieme al grande rustico nel 1976. In questo periodo eseguì i monumenti in Sudan le fontane in marmo e i bassorilievi in bronzo, realizzati nei laboratori di marmo e nelle fonderie di Pietrasanta, entrando in contatto con un mondo artigiano di grande serietà e professionalità.
Negli ultimi tempi lavorò su vari personaggi, Il Pensatore, l’Atlante e l’Adamo, a cui era molto affezionato; la scultura che, secondo lui, rappresentava l’Uomo del terzo millennio, alta più di tre metri, fu realizzata in marmo bianco di Carrara così come la Afrodite, in marmo bianco statuario, con trasparenze che richiamano l’alabastro, cosi pudica e sensuale allo stesso tempo. Eseguì dopo tanti anni nel 1999 anche un ritratto con il busto del pittore-architetto Giovanni Pasanella. L’ultima scultura, iniziata e mai finita, fu l’Uomo con l’albero. Mi ricordo che, come sempre, scolpiva appoggiando il gesso fresco con la spatola e poi lo modellava grattando via il superfluo. Era l’esecuzione in gesso, in scala maggiore del vero del bozzetto in terracotta.
Scherzando diceva che si sentiva come lui, stanco, appoggiato ad un tronco. Nel 2000 la sua esistenza si è improvvisamente interrotta, lasciando incompiuti diversi
progetti, idee. lì suo ultimo giardino fu inaugurato mentre era in ospedale, così come non ha potuto vedere realizzata la piazza con le fontane davanti al Palazzetto dello Sport a Menfi in Sicilia.


Veronica HartmanLa firma di Tagliolini

 

 

 

 

05/11/2007
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